CADEAU

Ombrello, chiodi, legno
113 x 13 cm
2011

La passione, o meglio l’ossessione di Erik Satie per gli ombrelli è ben conosciuta. Satie non lasciava mai il suo ombrello. Soprattutto con il bel tempo. Appena riscuoteva qualche compenso ne comperava uno. Nei suoi articoli di critica scriveva “Il mio ombrello è molto inquieto per avermi perso”. L’amicizia con Georges Auric finì poichè il povero Georges infilò per sbaglio ad una festa il proprio ombrello dentro a quello di Satie. Nelle giornate di forte pioggia, era possibile vedere Satie proteggere il proprio ombrello sotto il cappotto e bestemmiare per il brutto tempo. Dopo la sua morte, gli amici forzarono la porta del suo appartamento (in cui nessuno era mai entrato prima) e in una stanzetta, trovarono più di un centinaio di ombrelli. Alcuni mai usati.

Erik Satie è il solo musicista che dimostra di avere degli occhi
— Man Ray

Erik Satie e Man Ray si sono conosciuti il 3 dicembre 1921  in occasione della prima esposizione a Parigi, alla Librairie Six. Ecco come Man Ray, nella sua autobiografia, riferisce il loro contatto:

“Un curioso omino loquace, sulla cinquantina, mi si avvicinò, portandomi davanti ad uno dei miei quadri. Con la sua barbetta bianca, gli antiquati occhialetti a molla, la bombetta, il cappotto e un ombrello nero, sembrava un impiegato di banca o un funzionario delle pompe funebri. I preparativi dell’esposizione mi avevano stancato, la galleria non era riscaldata, avevo freddo e lo dissi in inglese. Mi rispose in inglese, mi prese sottobraccio e mi portò fino al caffè all’angolo, dove ordinò due grog: Solo allora si presentò: “Erik Satie” e continuò a parlare in francese. Risposi che non capivo. Mi lanciò uno sguardo tra malizioso e divertito e disse che non aveva nessuna importanza. Bevemmo parecchi grog. Cominciavo a riscaldarmi e a sentirmi allegro. Usciti dal caffè, entrammo in un negozio dov’erano esposti degli utensili domestici di vario tipo. Notai un ferro da stiro, del tipo in uso con le stufe a carbone, e con l’aiuto di Satie, lo comprai, insieme a una scatola di chiodi da tappezziere e e a un tubetto di colla.Tornato in galleria, incollai una fila di chiodi sulla soletta del ferro, intitolai il tutto Cadeau e lo aggiunsi alla mostra. Era il primo oggetto dadaista che facevo in Francia. Avevo intenzione di tirarlo a sorte tra i miei amici, ma quello stesso pomeriggio spari’”.