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La crudeltà del suono

Teatro

Di e con Riccardo Toccacielo, RickyL, Mick Visuals

3 novembre 2015 - Sala dei Notari - Perugia
24 Febbraio 2016 - Cinema Postmodernissimo - Perugia

"Passando da Maupassant, Poe, Majakovskij, Artaud, Stratos, un viaggio verso gli abissi del suono-voce e del suo significato "crudele". Dove per crudeltà si intende quel linguaggio iniziatico in cui le parole vengono elaborate e pensate nella loro originale potenza sensitiva. L’arredamento visivo e sonoro accompagnerà questo viaggio verso un diverso modo di intendere il suono e la voce.“

INTERVISTA PERUGIA TODAY di Valentina Scarponi - 3 NOVEMBRE 2014
 

Dall’esperienza con Roberto Biselli al Teatro di Sacco, ai laboratori con Naira Gonzales, Augusto Homolu, Jairo Cuesta , Eugenio Barba e Julia Varley, fino al debutto, al Teatro Franco Parenti con "La Sirenetta" di Filippo Timi, (un meraviglioso omaggio a Pasolini), Riccardo Toccacielo apre la prima giornata del festival Immaginario con uno spettacolo 'crudele', originale e sofisticato.

Come nasce l'idea del tuo spettacolo ‘La crudeltà del suono’, al debutto stasera alla Sala dei Notari, in collaborazione con RickyL e Mick Visuals?

“L'idea di questo studio nasce dall'ascolto e dalla ricerca sulla voce e il suo flusso sonoro, oltre la parola e il suo significato. Attraverso il teatro poi sono riuscito a confluire quella che già era una mia vecchia passione che partiva dall'ascolto di alcuni artisti e le loro sperimentazioni vocali. Ricordo quando ascoltai per la prima volta Cometa Rossa degli Area. nella parte centrale del brano c'era un assolo di Demetrio Stratos. sono rimasto impietrito sul divano per circa un'ora, e mi chiedevo come facesse. Da quel giorno, ho continuato a studiare questo nostro, primo, meraviglioso strumento che è la voce. L'idea quindi di rileggere dei testi cupi, grotteschi, sotto altra "forma sonora" , non poteva che essere una conseguenza delle mie passioni. Il tutto poi, sarà valorizzato da musiche di sottofondo e proiezioni video. E non posso che ringraziare pubblicamente Ricky L e Mick per quanto fatto in queste settimane. Con Ricky ci conosciamo da tempo, lui, come è noto fa il dj nel più noto club umbro, ma da quando ci siamo conosciuti ho capito che era un dj anomalo. pochi dj (se vogliamo chiamarli cosi) hanno una cultura musicale come lui, che spazia dal minimalismo, al jazz, all'avanguardia di metà secolo. Un gran ricercatore. Con Mick stessa cosa, è un piacere puro osservare le sue "opere visive" sotto forma di proiezione, che danno un ulteriore senso alla musica circostante” 

La ricerca di un tipo di linguaggio unico e diverso, (penso ad Artaud ed al suo modo di intendere il rapporto spettatore/pubblico, o alla ricerca vocale di Stratos), che tipo di messaggio culturale veicola o può veicolare?

“Già Saussure ricordava che l'esercizio del linguaggio è prima di tutto un flusso sonoro, che riguarda il circuito orale-aurale, bocca-orecchio, e l'aver rinunciato all'oralità nel tempo, per la scrittura, ha implicato una forte deprivazione sensoriale, togliendo all'uomo gran parte del piacere connesso all'atto vocale. Il linguaggio possiede delle ricchezze timbriche che nessuna orchestra possiede. Artaud e Stratos lo sapevano bene, il primo ha cercato di veicolare l'atto vocale originario al suo teatro della crudeltà. dove per crudeltà non si intende assolutamente l'orrore, il sangue, o cose del genere, ma nel senso di rigore, applicazione e decisione implacabile e assoluta dell'atto. una sorta di sottomissione alla necessità. Stratos ha investigato ancor di più sul suono orale. su questo meraviglioso strumento, dimenticato, che è la voce.

Questo "strumento" ce l'abbiamo tutti, sin dalla nascita, dalle prime lallazioni, poi pian piano ce ne dimentichiamo, ovvero lo usiamo sempre di meno per rapportarci al quotidiano. ed è un peccato dimenticare ciò che siamo, l'immagine e la memoria. perchè dagli inizi delle ere, dal primo "soffio" universale ai riti preistorici, la voce è il nostro primo suono. e bisogna riappropiarsi di ciò che già abbiamo da sempre”.

Il tema di Immaginario di quest'anno è "Come cambia il modo di raccontare le storie” e con esso, il modo di pensare il linguaggio, il ‘sentire’ al tempo di internet e le ripercussioni che questi mutamenti hanno sulla tv o sulla radio. Come è cambiato invece, secondo, te, il linguaggio teatrale?

“Con "La Crudeltà del Suono" l'intento è stato quello di arrivare, attraverso un'altra forma, a trasmettere ciò che già esiste, un diverso modo appunto di pensare e sentire il linguaggio comune. in tutto questo penso che Il linguaggio teatrale è in continua mutazione, purtroppo non sempre si riesce a trasmettere qualcosa di vero. E per trasmettere intendo non soltanto riuscire a creare un ponte tra l'attore e il pubblico, ma riuscire a far arrivare un messaggio ben preciso. Ho personalmente una visione molto "cruda" (ovviamente) del teatro odierno, spero sempre che lo spettatoreassista allo spettacolo allo stesso modo con cui va dal chirurgo e dal dentista, con lo stato d'animo che tutto può succedere e che non ne uscirà intatto, indenne. Purtroppo si va sempre più a teatro con il pensiero di passare semplicemente un quieta serata, e ci deve stare anche quello. Ma penso che il compito primario dell'attore sia quello di riuscire in questo compito di trasmissione dell'essere, e del pubblico quello di assistere ad un ultimo viaggio. il proprio.

In un mondo dai linguaggi sempre più stereotipati e globalizzati, le arti in generale, rivestono quindi un ruolo di vitale importanza nella creazione di nuovi codici in grado di parlare del mondo. Di saperlo raccontare nella sua complessità...

“Siamo sommersi da linguaggi, informazioni, arte di tutti i tipi, bisognerebbe fare un po di pulizia, ovviamente entro le proprie mura. riuscire a capire cosa realmente ci interessa, cosa ci rende più vivi, cosa ci stimola veramente. e per far ciò non possiamo che provare tante cose. Penso che il tutto nasca da qualcosa di molto personale. c'è sempre un qualcosa in quello che ascoltiamo, tocchiamo, parliamo, leggiamo che fa tintinnare un campanellino speciale nei nostri interessi. E' questo che dovremmo coltivare, sempre a sensi aperti, ricettivi, perchè le informazioni sono tante, troppo, e allora bisogna capire dentro quello che realmente ci interessa, altrimenti diventiamo un minestrone di tutto che si conforma al quotidiano. Quando poi sentiamo che quell'arte (di qualunque forma) smuove qualcosa in noi, il codice siamo noi, il nostro essere e l'arte”.

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Foto: Giancarlo Belfiore, Karen Righi