PERCHE' SATIE

Ho conosciuto Erik Satie nel 2008 mentre studiavo la vita e le opere di John Cage. Ancora oggi a distanza di anni, credo non solo nell’importanza, ma nella responsabilità di condividere il pensiero e i lavori di questo artista straordinario. Abbiamo molte opere che non sarebbero potute esistere se Satie non fosse vissuto. Il culto di Satie ebbe una durata relativamente breve, ma l’influenza di Satie, contribuì a indirizzare il corso della musica durante gli anni a venire. Come con John Cage e il “silenzio”, ereditiamo ogni giorno da Satie le sue Musique d’Ameublement. Un invenzione fondamentale e invisibile agli occhi, tangibile in maniera inconsapevole. La sua fu la mente inventrice per eccellenza. La sua personalità, il suo carattere, la sua posizione estetica e soprattutto quella sua capacità di nascondere la bellezza affinchè i pedanti e i maestri di scuola cascassero in errore, ecco l’acuta arma che scelse per vincere la sua battaglia contro le tradizioni. Tutto questo ho amato e continuo ad amare di Erik Satie.

Come un giorno scrisse Cocteau, “ogni opera di Satie è intimamente legata alla precedente, si distacca tuttavia da quella, e vive di vita propria; è, insomma, una sostanza originale, una sorpresa, una delusione per quanti pretendono che si debba ribadire lo stesso chiodo”.

Il mio studio sul materiale con cui realizzare le opere è partito quando mi trovai di fronte a questa affermazione e rispettando la profonda originalità di Satie, la semplicità, decisi di utilizzare ogni materiale possibile per arrivare a creare opere semplici. Ho iniziato sciogliendo centinaia di vinili, per poi modificare e rendere sonora una lampada un divano ed un mazzo di fiori, ho lavorato il plexiglass e messo a nuovo un vecchio offertorio. Ho utilizzato il legno e delle cornici e ho applicato 840 diffusori acustici da 1 cm su di un quadro, rendendolo sonoro.

ERIK SATIE    (Man Ray 19xx)

ERIK SATIE  
(Man Ray 19xx)

ERIK ALFRED-LESLIE SATIE

Una barba caprina e faunesca, occhiali a pince-nez, un sorriso seriosamente sarcastico intorno alle labbra e uno sguardo ironico dai suoi occhi miopi: cosi il volto di Erik Satie è descritto dalle foto di Man Ray, dai disegni di Cocteau e Picasso, nonchè dai suoi autoritratti.
Honfleur è una piccola città della bassa Normandia, situata a nord della Francia. E’ lì che nasce, il 17 maggio del 1866 Eric Alfred-Leslie Satie. Eric, con la “c”. La “k” fu poi una sua idea. E’ un bravo allievo del Conservatorio di Parigi ma dimostra subito un grande malessere interiore per lo stile accademico. Per tutta la vita cerca di combattere, in modo isolato, una battaglia contro le tradizioni, che lui considera come barriere incapaci di lasciar posto al nuovo.
Tra grandi difficoltà economiche, fisiche e relazionali, riuscirà nel suo intento. Ciò che conta, è quello che Satie ci ha lasciato: tutto il novecento musicale è in qualche modo debitore a Erik Satie, per quanto la “grande musica” non l’abbia mai neanche accostato ai “grandi” nomi della sua epoca: Debussy, Ravel, Stravinskij, Mahler. E’ stato il precursore dell’ambient music con la Musique d’Ameublement e della musica ripetitiva con le Vexations. Realizza le musiche per Parade, la più importante opera d’avanguardia d’inizio secolo, insieme a Cocteau e Picasso. Scrive le musiche e recita in Entr’acte, il cortometraggio realizzato da René Clair. Fonda una propria chiesa e un proprio culto, ma con un solo aderente, Satie stesso. E poi ancora disegni, opere teatrali, musiche da tappezzeria e per balletti.
La produzione di Satie è vastissima, ma essenzialmente divisa in tre periodi, “Mistico e simbolista” (1885-95), “popolare e scolastico” (1897-1911), e infine “umoristico e dada” (1912-1925). Nel 1925 si ammala, muore il 1 luglio dello stesso anno di cirrosi epatica, complicata da pleurite.
Photo, Karen Righi @ INTORNO A SATIE - 2016

Photo, Karen Righi @ INTORNO A SATIE - 2016